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Magdala: la città della Maddalena ai tempi di Gesù

Gli archeologi l’hanno definita «la Pompei israeliana» e anche se qui non ci sono costruzioni rimaste intatte come nella città cristallizzata dalla lava alle pendici del Vesuvio qualche evento naturale deve essere accaduto perché la vita in questo centro sulle rive del lago di Tiberiade si fermasse al primo secolo dell’era cristiana. Qui è appena venuta alla luce una delle sette sinagoghe più antiche del mondo, la più antica della Galilea, dove si conservano degli affreschi e parti di pavimento in mosaico, un pavimento che, vista la vicinanza della città con Cafarnao, potrebbe essere stato calpestato da Gesù.

Stiamo parlando di Migdal (in aramaico Magdala), città citata nel Talmud come «Magdala dei pesci», menzionata da Flavio Giuseppe per la sua posizione strategica sulla via maris che congiungeva l’Egitto a Damasco, e luogo natale di Maria Maddalena, la donna seguace di Gesù, tra le prime testimoni della sua resurrezione citate nei Vangeli. Qui è appena stato inaugurato un parco archeologico dov’è possibile visitare rovine e reperti di straordinario valore. La storia del ritrovamento ha inizio nel 2004, quando padre Juan Solana, direttore del centro Notre Dame di Gerusalemme, albergo per pellegrini della Santa, compra dei terreni sulla riva del lago per realizzare uno simile sulle rive del lago. I lavori iniziano nel 2009. Vengono abbattute le capanne di Hawaii Beach, villaggio turistico costruito nel 1960, per erigere al loro posto un albergo capace di ospitare 300 persone, un ristorante e un centro di spiritualità che favorisca la preghiera e la contemplazione sulle rive del lago dove sono ambientati gli episodi più importanti della vita e della predicazione di Gesù.

Nella parte dove si realizza il centro di accoglienza nulla viene ritrovato. Ma i sondaggi nel terreno vicino, che nel progetto doveva essere destinato a una cappella ecumenica e a un vasto giardino, rivelano invece qualcosa di imprevisto: c’è un’intera città da portare alla luce. A differenza dell’area vicina, di proprietà della Custodia di Terra Santa, dove si trovano i resti di Magdala che arrivano fino all’epoca crociata, nella parte rimasta sepolta quasi duemila anni tutto sembra essersi fermato al primo secolo.

«Si è ipotizzata un’alluvione – spiega padre Solana a Vatican Insider – dato che abbiamo alle spalle il monte Arbel che è abbastanza inclinato nella nostra direzione. Un’alluvione che ha colpito la nostra parte della città e non quella che è stata riportata alla luce dalla Custodia di Terra Santa. Così qui tutto è rimasto com’era, mentre dall’altra parte la vita è continuata».

«Nel pavimento della sinagoga – aggiunge il sacerdote messicano – abbiamo trovato una moneta databile all’anno 29, mentre è di pochi giorni fa, sulla stradina che porta all’antico luogo di preghiera ebraico, il ritrovamento di un’altra bellissima moneta databile all’anno 33». Il gioiello del parco archeologico è proprio la sinagoga, che sorge nell’angolo nord-ovest della città ed è completa di sala principale, della sala dedicata alla scuola e della più piccola stanza dove veniva conservata la Torah, insieme alle stanze destinate ad abitazione del rabbino di turno.

«Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno…». Questo si legge in Matteo 4,23. E per questo, vista la vicinanza dello scavo con Cafarnao, dove vivevano Pietro e Andrea e dove ha abitato lo stesso Gesù, la sinagoga di Magdala appena scoperta è stata con ogni probabilità teatro dell’insegnamento del Nazareno.

«Anche la sinagoga è stata travolta dall’alluvione o è stata sepolta e abbandonata nel 66-67 dopo Cristo – afferma padre Solana – quando gli abitanti di Magdala e i ribelli che si si erano riversati sono stati massacrati dai romani». I lavori di scavo sono stati portati avanti da archeologi dell’Israel Antiquities Authority, coordinati da Dina Avshalom-Giorni e Arfan Najar e da Marcella Zapata che rappresenta l’ Università Anáhuac del Sur e la UNAM (la Unviersidad Nacional Autonoma de México). Il ritrovamento più importante è la grande pietra scolpita a mo’ di edificio, che serviva da altare, dove veniva appoggiata la Torah per essere letta e commentata. Quella pietra sembra rappresentare il secondo Tempio di Gerusalemme ed è qualcosa che non si era mai vista. Tra l’altro vi è raffigurata una Menorah diversa da quella scolpita nell’Arco di Tito a Roma, sempre riferibile al Tempio».

In effetti l’archeologa israeliana Rina Talgam, esperta di arte ebraica antica, ritiene che questa rappresentazione miniaturizzata del Tempio, inedita per il giudaismo antico, possa aver subito l’influenza della primissima comunità cristiana. Nella pietra, oltre alla menorah a sette braccia e dei vasi per il vino e l’olio ad ogni lato, sono scolpiti un rosone composto da dodici foglie e dei carri di fuoco.

«La sinagoga, dove sono rimasti in piedi tratti di muro dell’altezza di 80 centimetri, è stata affrescata attorno all’anno 40 – aggiunge padre Solana – e lo sappiamo dalle monete trovate sotto l’intonaco». Affreschi e mosaici sembrano indicare una tendenza occidentalizzante, che poco si adatta, spiega il sacerdote messicano, «con le caratteristiche della popolazione di Magdala, così come si viene descritta dalle cronache, composta da zeloti e ribelli che cercavano di contrastare la dominazione romana».

Un intero isolato della città di Magdala appena tornata alla luce era abitato dalle famiglie di pescatori. Gli scavi hanno rivelato molti attrezzi tipici della pesca e della lavorazione del pesce, che qui veniva trattato e venduto nei mercati di Roma. Il nome greco di Magdala, «Tarichea», significa «stabilimento per l’essiccazione». «Abbiamo trovato la zona dove avveniva la salatura», dice Solana. Inoltre è stato scoperto un edificio pubblico con pavimenti lastricati e due bagni rituali con un mosaico.

Così quello che doveva essere soltanto un grande centro di accoglienza, di spiritualità e di ristoro per i pellegrini in Galilea, con annessa chiesa dedicata a Maria Maddalena, si è trasformata anche in luogo di forte attrazione archeologica. E anche se non è stata ritrovata una casa dove si possano vedere segni di un particolare culto, a motivo dell’evento che ha fermato l’orologio della storia di questa parte di Magdala, il fatto che da qui provenisse la più famosa delle donne benestanti che seguivano Gesù e lo aiutavano, rende anche questo un luogo in qualche modo «santo».

fonte: vaticaninsider.lastampa.it

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